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  • Giorgia Franceschini

Linfedema, attività fisica e sport. Parte 2

QUALI ATTIVITA’ FISICHE E SPORT SONO INDICATI PER IL LINFEDEMA?


Abbiamo visto nella prima parte dell’articolo che nonostante i pregiudizi sull’attività fisica, in letteratura non esistono attività o sport controindicati a chi è a rischio di sviluppare o a chi presenta il linfedema, sempre che si rispettino alcune semplici regole.

Le attività che invece risultano le migliori, e che andrò ad elencare, sono quelle che hanno evidenze scientifiche.

Non parlo di esperienze personali in quanto, oggi come non mai, abbiamo bisogno di EVIDENZE SCIENTIFICHE più che di aneddoti.


Sappiamo che ogni linfedema è diverso e che ogni persona è diversa per cui è esperienza di ciascun medico o fisioterapista avere riscontri differenti dalle persone.

Quindi il mio primo consiglio è quello di ascoltare il proprio corpo e se si nota che un’attività, che sulla carta dovrebbe farvi bene, in realtà appesantisce o gonfia l’arto è buona regola fermarsi e chiedere il parere dello specialista in linfologia e di riferimento (medico o fisioterapista) il quale vi aiuterà a trovare la soluzione “su misura” per voi.


Quando si parla di linfedema e attività fisica dobbiamo distinguere tra arti superiori e arti inferiori.

Ad oggi le attività che hanno dato risultati migliori in termini di miglioramento del volume sono:

-Nordic walking

-Dragon Boat

-Aqua Lymphatic Therapy


Arto superiore

Il Nordic walking è una camminata all’aria aperta alla quale si aggiunge l’utilizzo di due bastoncini simili a quelli da sci da fondo.

Praticato per 70 minuti/tre volte a settimana per 10 settimane ha dimostrato una riduzione nelle circonferenze di braccio e avambraccio (2016, studio condotto su 16 donne).

Prima del reclutamento sono state eseguite visita ortopedica e cardiologica. Sono state valutate le circonferenze del braccio e la quantità di acqua extracellulare tramite l’analisi bioimpedenziometrica (BIA).

E’ necessario sottolineare l’importanza dell’esecuzione corretta del gesto: solo il movimento corretto crea “l’effetto pompa”, per questo gli autori hanno proposto una fase di riscaldamento ed esercizi propedeutici all’utilizzo dei bastoncini. Questi esercizi prevedono l’utilizzo di palline di 6-7 cm di diametro differente e con diverse densità. Tali palline vengono strette e rilasciate durante l’esecuzione degli esercizi in modo da creare l’effetto pompa che accelera il drenaggio.

Il Nordic walking preceduto da questi esercizi ha dimostrato una riduzione anche dell’acqua extracellulare e della circonferenza del polso oltre alle circonferenze di braccio e avambraccio.


Il Dragon boat è una particolare imbarcazione che ospita 20 atleti che pagaiano all’unisono seguendo il ritmo scandito dal tamburino che sta a prua.

La prima volta che fu proposta questa attività a un gruppo di donne operate al seno fu nel 1996 a Vancouver. Lo scopo del progetto, ideato dal Dott. McKenzie, era quello di dimostrare che le donne operate al seno potessero continuare ad utilizzare la parte superiore del corpo eseguendo gesti ripetitivi ed atletici senza rischio di sviluppare o peggiorare il linfedema. L’esito del suo progetto pilota fu totalmente positivo.

Uno studio italiano pubblicato nel 2018 (100 donne suddivise in 2 gruppi) ha ottenuto lo stesso risultato positivo ed ha dimostrato un miglioramento dello stato dell’edema nel gruppo che ha praticato dragon boat rispetto al gruppo che ha praticato altre forme di esercizio. Lo studio è stato condotto per sei mesi e le attività sono state praticate per 2 volte a settimana.


Aqua Lymphatic therapy

E’ un programma di esercizi in acqua sviluppato dalla fisioterapista israeliana Dorith Tidar .

La piscina nella quale vengono condotti i corsi deve avere delle caratteristiche specifiche di altezza (tra il metro e venti e il metro e quaranta) e di temperatura dell’acqua (tra i 32° e i 33,5°). I movimenti proposti sono lenti e vengono anche associati ad un automassaggio svolto sempre in acqua.

Questo metodo si pone come terapia complementare alla terapia decongestiva complessa.

In uno studio del 2010 L’esercizio in acqua è stato messo a confronto con l’autocura.

L’adesione al programma da parte delle pazienti è stato nettamente superiore per ALT rispetto all’autocura.

Quindi Aqua lymphatic therapy è risultato un metodo efficace per il trattamento del linfedema (da lieve a moderato) con solo effetto a breve termine, mentre sul lungo termine non ha dato risultati statisticamente significativi.


Una Review più recente ( 2018) riguardo le terapie in acqua in pazienti con linfedema primario e secondario ci dice questo :

Le prove attuali non indicano alcun beneficio significativo di aqua lympathic therapy (ALT) rispetto alle cure standard per migliorare lo stato dei linfedemi o la funzione fisica nelle persone con linfedema all’arto superiore. La preferenza del paziente dovrebbe guidare la scelta delle cure per facilitare l’aderenza alle terapie. Sono necessarie ulteriori ricerche che riguardino sia il linfedema dell’arto superiore sia quello dell’arto inferiore”

Questo conferma il fatto che possa essere utilizzata come terapia complementare alle cure standard (terapia decongestiva complessa) e non come terapia sostitutiva.


Arto inferiore


Aqua lymphatic Therapy (ALT)

In uno studio pubblicato nel 2017 un totale di 57 pazienti con linfedema primario o secondario monolaterale di arto inferiore, dopo aver eseguito almeno 2 settimane di TDC ( terapia decongestiva complessa) sono stati divisi in 2 gruppi:

1-ALT

2- autodrenaggio più esercizi in palestra

Hanno eseguito tali attività per 45/60 minuti x 2 volte a settimana x 6 settimane supervisionati da un fisioterapista.

Sono state valutate le circonferenze dell’arto inferiore è stato eseguito il test per la qualità della vita e test del cammino.

C’è stata una diminuzione significativa della circonferenza e degli altri item di entrambi in gruppi ma maggiore in ALT.

Nello studio viene fatto notare che bisogna fare attenzione all’acqua: può essere vettore di batteri (Erisipela) e alla temperatura che deve essere circa 32° se no i pazienti non riescono a rilassarsi.

Metodo efficace per fase di mantenimento della Terapia decongestiva Complessa


Esercizio sotto Bendaggio

Noi fisioterapisti consigliamo sempre di eseguire degli esercizi durante il periodo nel quale viene mantenuto il bendaggio. Ma ci sono evidenze relative a questa prescrizione?

23 donne con linfedema secondario a tumore sono state divise in 3 gruppi:

1.solo bendaggio

2.esercizi al alta intensità con bendaggio

3.esercizi a bassa intensità con bendaggio.

Hanno praticato 15 minuti di cyclette (ergometro) 1 volta a settimana. Tutti e tre i gruppi hanno eseguito le tre attività a distanza di una settimana. Gli esercizi sono stati svolti sotto soglia anaerobica ( 12% su questo tipo di attrezzo ) in modo che potessero essere eseguiti da tutti.

C’è stata una riduzione dell’edema in tutti e 3 i gruppi ma soprattutto nel gruppo di esercizi aerobici ad alta intensità con bendaggio. Secondo gli autori «probabilmente la più alta contrazione muscolare ha stimolato maggiormente il ritorno linfatico»


In conclusione:

Quando può essere praticata l’attività fisica?

-L’attività fisica e lo sport possono essere iniziati precocemente, una volta chiuse le ferite chirurgiche, stabilizzata l’eventuale presenza di sieromi o di complicanze post-operatorie

-Può essere praticato sia in prevenzione che in presenza di linfedema

-In caso di infezioni è sconsigliato praticare attività fisica

Quanta praticarne?

-In tutti gli studi viene proposto una cadenza di 1/2/3 volte a settimana con un tempo variabile da 15 a 70 minuti

-In base alle linee guida americane sulla attività fisica (riprese da OMS)

Ma questo lo approfondiremo nei prossimi articoli!


Lo sport per il linfedema è molto importante e ci sono poche controindicazioni, quindi:

“La miglior strategia è fare più esercizio non meno!”


FATE SPORT, perché

Lo sport è salute

Lo sport è vita!




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